
Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l'ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia successo. Lui, il disgraziato schifoso, per essere sicuro di avermi ucciso ha ascoltato il mio respiro, ha tastato il mio polso, mi ha dato un calcio nel fianco, mi ha portato al pozzo e mi ha preso in braccio per poi buttarmici dentro. La testa me l'aveva già spaccata a colpi di pietra, e cadendo nel pozzo è andata in pezzi, la mia faccia, la fronte e le guance, è rimasta schiacciata, è scomparsa, le ossa si sono spezzate, la bocca si è riempita di sangue.
O. Pamuk, Il mio nome è rosso
Adesso sono chi non credevo più di essere.
La mia faccia è la conseguenza di questa distruzione senza nome e senza storia, una rivoluzione silenziosa, quasi un'atto di fede contro il regime dell'intolleranza.
Un giorno risorgerà l'ombre del delitto e non perdonerà nessuno, solo chi resta sarà testimone di come è cambiato il mondo.
L'odore acre del sangue rimane impresso nell'ultimo ricordo.
Una sfumatura color porpora prima del tramonto.
La mia faccia è la conseguenza di questa distruzione senza nome e senza storia, una rivoluzione silenziosa, quasi un'atto di fede contro il regime dell'intolleranza.
Un giorno risorgerà l'ombre del delitto e non perdonerà nessuno, solo chi resta sarà testimone di come è cambiato il mondo.
L'odore acre del sangue rimane impresso nell'ultimo ricordo.
Una sfumatura color porpora prima del tramonto.
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