venerdì 2 novembre 2007




Manifesto virtuale di un’estetica multimediale



Sotto il segno di Prometeo, si spalancano in un vortice spaventoso le costellazioni digitali.
Il nuovo Golem si erge nel Pantheon dell’epoca post-moderna: le cose ci guardano.
Ci scopriamo un’immagine nell’immagine.
Lasciamo con discrezione impronte digitali, per non perdere la bussola dell’orizzonte mediatico, come nella fiaba di Pollicino, gettiamo le briciole, per ritrovare la strada, ma la via dello smarrimento sembra una necessità per interagire nel mondo virtualizzato. Il suono come una tempesta si scaglia contro le nostre orecchie, il colore invade di colpo ogni nostro sguardo, frantumandosi in un deserto di immagini senza più l’aura dell’autenticità, ma solo il fascino e la pericolosità attraente della riproducibilità. La paura dell’automa, le cosmicomiche calviniane: il travestimento dell’arte dietro la maschera del virtuale.
Nell’intrico gödeliano, nel “Kaos” simulacrale, sono presenti le nostre immagini, in un labirinto kubrickiano. Un’ibrida soluzione in cui si moltiplicano gli eventi incorporei che ci seducono nell’immagine del mondo, dove la sintesi digitale compone il nostro mosaico immaginativo. L’artista è l’unico pioniere dell’astrazione, avanguardista dell’opera aperta.
Nell’apocalisse tecno-digitalizzata, Palomar apre gli occhi, quel che appare al suo sguardo gli sembra qualcosa di nuovo, nell’universo pericolante e contorto, senza requie come lui, mentre, il Piccolo principe addomestica il mostro di Google.
Ciò che rimane è l’opera d’arte. Ciò che si modifica è il suo status estetico.
Quello che mi ero proposto all’inizio della mia indagine, negando il punto interrogativo in virtù almeno di un consolante punto esclamativo è stato tradito dalla velocità delle situazioni e dall’esplosione dei bit.
Si manipolano le immagini creando spazi virtuali, si perde l’equilibrio nel fil rouge che lega il nuovo sentimento estetico al nostalgico godimento dell’opera d’arte auratica. Davanti a un Leonardo, un Raffaello rimaniamo estasiati dalla bellezza unica del quadro dipinto, che instaura la sua potenza contro le lance del tempo.
Mentre davanti allo schermo, restiamo imbarazzati, a tratti sospesi tra l’incertezza e il coinvolgimento.
Bisogna tentare di rischiare per accettare la sfida di fronte alle invasioni barbariche, senza la paura di cadere nell’oblio dell’invisibile. Dobbiamo indirizzare il nostro sguardo verso l’orizzonte pericoloso e attraente del digitale.




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Ogni mio pensiero apparterà a questo blog: spazio conquistato tra le mie paure e le mie incertezze. Scoprirsi in silenzio, dove nessuno mi conosce. Un velo leggero: confine labile tra il mio essere e il mio non essere. Condizione necessaria per sentirmi bloggato.