giovedì 8 novembre 2007

Una generazione senza muro


Nati il 9 novembre 1989,
sono maggiorenni
E Volkswagen li usa
per farsi pubblicità
PAOLO EMILIO PETRILLO
BERLINO
E’una bella ragazza Carolin Grosswendt, mora e slanciata: studia danza in un’accademia di Vienna, è contenta della sua vita e compirà 18 anni venerdì prossimo. Insieme a lei diventeranno maggiorenni circa altri 80 giovani tedeschi che hanno avuto una sorte un po’ speciale: quella di nascere a Berlino il 9 novembre 1989, giorno in cui cadeva il Muro, e Germania e mondo si preparavano a cambiare aspetto. Carolin, Marius, Laura, Dario e gli altri - alcuni dell’Est, altri dell’Ovest - sono noti come i Mauerkinder, «i bambini del Muro», figli oltre che del caso anche di un’idea pubblicitaria della Volkswagen. Nel 1990 un funzionario pensò infatti d’invitare tutti i nati del 19.11.89 e i loro genitori alla presentazione di un nuovo modello di Golf, in uno stadio berlinese.
Sugli spalti sedeva anche Dietrich Pusch, allora capo del gruppo: vide i bambini, vide i genitori, e pensò che lì c’era spazio per qualcosa di maggiore respiro. Da allora i Mauerkinder si incontrano a ogni ricorrenza, sotto il patrocinio della VW: un conto corrente in cui ogni anno è stato versato l'equivalente di cento marchi tedeschi, e un mezzo impegno, in caso di necessità, a procurare ai ragazzi un posto in un corso di formazione professionale. Alcuni, come Dario Guerra, nato nella parte orientale della città, guardano alla promessa della casa di Wolfsburg come alla migliore fra le prospettive possibili. Ai reporter dello Spiegel che sono andati a trovarlo nel quartiere di Ahrensfeld, all’estrema periferia orientale di Berlino, dominato dai casermoni dell’edilizia popolare Ddr, Dario racconta infatti di una vita non proprio entusiasmante: «La mattina porto giù il cane, faccio la doccia, guardo un po’ di tv. Il pomeriggio incontro gli amici nel parco giochi qui sotto, poi torno a casa, guardo un po’ di tv e vado a dormire».

Dario - figlio di Roberto, lavoratore cubano arrivato a Berlino Est nel 1983, e di Liane, tedesca orientale - ha finito la scuole la scorsa estate. E finora non ha trovato né un lavoro né un posto in un corso di formazione: «In ogni caso non voglio rimanere disoccupato a lungo». «Questa è la differenza rispetto ai ragazzi dell’Ovest - lo consola la madre -. Quelli dell’Est hanno ancora la spinta a darsi da fare». In realtà, anche se vengono considerati come gli ultimi rappresentanti della Ddr, è proprio la data di nascita a fare di Carolin, Mario e degli altri Mauerkinder orientali persone che hanno conosciuto solo la Germania unita. E non stupisce che alcuni, durante i discorsi ufficiali, si annoino a tal punto da preferire le cuffie dei lettori Mp3. «Io quel giorno non ho fatto un bel niente - taglia corto ad esempio Laura Harmsen -. Sono solo nata, nient'altro».

Ben diverso il discorso per i suoi genitori, Thorsten e Susanne. Thorsten, redattore della Berliner Zeitung e membro del Partito socialista unitario (Sed) si divideva in quei giorni frenetici fra gli uffici del giornale e le corsie d'ospedale. «Accidenti, possibile che deve succedere tutto insieme?», scriveva l'8 novembre, nelle pagine del suo diario. E due giorni dopo annotava: «Ieri nascita di Laura! E una svolta storica: sono stati aperti i varchi verso Berlino Ovest».




L'Ovest si apre ad Est e l'Est entra nell'Ovest un connubio orizzontale che verticalizza antichi dissapori, divisioni, un muro che ha separato per lungo uno stesso popolo cresciuto con valori diversi. Una terra frammentata nel nucleo dell'assurdità della separazione. Il vento della storia ha spezzato il muro della follia, ciò che resta è il grande muro della disperazione. Qualcosa ancora rimane appeso nel non senso di una Berlino in cui il ricordo si schianta nell'intrecico delle mie distrazioni.

1 commento:

Massaccesi Daniele ha detto...

Ciao Cipo, un po' che non ci si vede. Sono Daniele, uno dei tanti scacciacani dal naso storto maceratesi. Sai? Ce l'ho fatta: treno Mosca-Pechino, poi Turkestan cinese e Tibet. Un mese di steppa, foreste, deserto e montagne piu' alte al mondo. E ora sono a Pechino per studio fino a luglio. Alti e bassi, meno male libri e scrittura, meno male le giapponesi, meno male la sera quando piove. Ti saluto ed abbraccio. Dieci cento mille nove novembre!!

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Ogni mio pensiero apparterà a questo blog: spazio conquistato tra le mie paure e le mie incertezze. Scoprirsi in silenzio, dove nessuno mi conosce. Un velo leggero: confine labile tra il mio essere e il mio non essere. Condizione necessaria per sentirmi bloggato.